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Il riflesso vertebrale

Tecnica delle percussioni e terapeutica

Storia della medicina e medicina manuale

Il riflesso vertebrale
ANNO
1982
EDITORE
Maparrese Editore
EDIZIONE
​
ISBN
​
AUTORE

L. van Steen

Perché leggerlo

Un testo storico di medicina manuale che permette di riscoprire le origini di alcune interpretazioni e tecniche basate sulla relazione tra colonna vertebrale e risposte riflesse dell’organismo. Pur presentando concetti anatomici e neurofisiologici oggi in parte superati, conserva un interessante valore storico e metodologico, soprattutto per fisioterapisti, osteopati e operatori manuali.

RECENSIONE  COMPLETA

Perché recensire oggi un libro così datato?


Il riflesso vertebrale di Louis Van Steen è stato pubblicato nel 1982 e appartiene a un periodo nel quale la medicina manuale e la riflessologia vertebrale cercavano di definire e organizzare le proprie basi teoriche e terapeutiche. Van Steen, ricercatore e terapeuta, dedicò parte importante del proprio lavoro allo studio delle possibili correlazioni tra colonna vertebrale e processi riflessi dell’organismo. In questo volume raccoglie esperienze, osservazioni e teorie sviluppate in un contesto storico molto diverso da quello attuale. È quindi necessario chiarire immediatamente un aspetto: si tratta di un testo datato. Lo è nel linguaggio utilizzato e, soprattutto, in alcune interpretazioni anatomiche e fisiologiche. Le conoscenze moderne sul sistema nervoso autonomo e sulle connessioni tra sistema nervoso centrale, periferico e organi interni sono oggi molto più articolate rispetto a quelle disponibili all'epoca.Questo, tuttavia, non rende il libro privo di interesse. Al contrario, se letto come documento storico della medicina manuale, permette di comprendere meglio il percorso attraverso il quale alcune idee e alcune tecniche sono giunte fino alla pratica terapeutica contemporanea.

Van Steen propone un approccio manipolatorio basato principalmente sull'applicazione di vibrazioni e percussioni lungo la colonna vertebrale. Secondo la sua interpretazione, queste stimolazioni avrebbero la capacità di provocare risposte riflesse neurovegetative e di contribuire al riequilibrio funzionale dell'organismo. L'autore associa tali tecniche a numerose condizioni, soprattutto funzionali e croniche, presentando osservazioni e casi clinici a sostegno delle proprie ipotesi.

L'impianto teorico viene costruito facendo riferimento a una tradizione di studi medici e fisiologici sviluppatasi tra XIX e XX secolo. Van Steen richiama lavori provenienti dalla riflessologia, dalla neurologia e dalla terapia manuale e tenta di organizzarli all'interno di un modello nel quale la colonna vertebrale assume il ruolo di una sorta di “centro riflesso” attraverso cui potrebbero manifestarsi e modificarsi alcune alterazioni funzionali dell'organismo. Questa interpretazione deve naturalmente essere letta nel proprio contesto storico. Alcune delle correlazioni anatomiche proposte, in particolare quelle riguardanti il sistema nervoso vegetativo e i rapporti tra strutture spinali e organi interni, risultano oggi superate dalle conoscenze della moderna neuroanatomia e neurofisiologia.

Rimane però interessante osservare come già in quel periodo fosse presente il tentativo di mettere in relazione struttura, funzione e risposta riflessa dell'organismo. È proprio questo aspetto, più che l'attualità delle singole spiegazioni anatomiche, a rendere ancora interessante la lettura.

Un elemento particolarmente apprezzabile è rappresentato dagli schemi illustrativi. Pur essendo interamente in bianco e nero, risultano chiari e funzionali. Van Steen utilizza rappresentazioni grafiche vicine ai diagrammi di flusso per mostrare le relazioni causa-effetto che, secondo il suo modello, collegherebbero la stimolazione vertebrale alla risposta organica. È una scelta che rende immediatamente visibile la costruzione teorica dell'autore. Ma ciò che mi ha spinto realmente a recensire questo piccolo testo è stato riconoscere, nelle sue pagine, alcune tracce di tecniche che continuano a comparire nella pratica della terapia manuale. Durante il mio percorso di studio dell'osteopatia ho infatti incontrato tecniche di siderazione e piccole mobilizzazioni delle articolazioni zigoapofisarie vertebrali finalizzate alla stimolazione ortosimpatica. Ritrovare concetti e approcci simili in un testo del 1982 mi ha portato a interrogarmi sulle possibili origini storiche di alcune manovre che ancora oggi vengono insegnate e utilizzate. Ed è forse proprio questo il maggiore valore del libro. Studiare i testi del passato permette di comprendere che molte delle tecniche che oggi consideriamo parte della nostra pratica professionale hanno una storia. Alcune ipotesi sono state abbandonate, altre profondamente modificate e altre ancora hanno contribuito allo sviluppo di nuovi modelli interpretativi.

Il riflesso vertebrale si colloca quindi a metà strada tra trattato tecnico e documento storico. Non dovrebbe essere utilizzato come riferimento aggiornato di anatomia o neurofisiologia, ma può rappresentare una lettura molto interessante per fisioterapisti, osteopati, operatori manuali e studiosi della storia della medicina complementare.

Personalmente, questo piccolo volume mi ha ricordato qualcosa che considero importante nella formazione di un professionista: spesso non inventiamo dal nulla nuove tecniche o nuove idee, ma continuiamo a sviluppare, correggere e reinterpretare ciò che altri avevano iniziato a osservare prima di noi.

Ed è proprio per questo che, nonostante gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione, considero Il riflesso vertebrale un testo ancora interessante da conoscere.

Recensione completa
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